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L'Italia che non ti aspetti - 10 verità sulla competitività

Italia in declino, senza speranza, senza futuro? Tutt'altro!

Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison pubblicano dati che raccontano una verità molto diversa.

E che merita grande attenzione..

Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison presentano alla stampa le proprie "10 Verità sulla competitività italiana": e ne viene fuori una realtà molto diversa da quella a cui gli italiani sembrano ormai rassegnati.

Se ne ricava il quadro di un Paese con eccellenze di tutto rispetto, che vanta competitività e numeri tali da consentirgli di tornare a credere in se stesso e di poter tornare a sperare e crescere.

Una risposta a tanti luoghi comuni che – questo dicono le cifre illustrate da Marco Fortis, vicepresidente Fondazione Edison, e Ermete Realacci, presidente di Symbola – “non rendono giustizia al nostro Paese e rischiano di distogliere l’attenzione dai suoi reali problemi”.

Le 10 Verità di Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison

Bilancia Manifatturiera 2012, in MLD $

L’Italia è uno dei soli cinque paesi al mondo che vanta un surplus manifatturiero sopra i 100 miliardi di dollari.
In compagnia di grandi potenze industriali come Cina, Germania, Giappone e Corea del Sud. Mentre Francia (-34 mld), Gran Bretagna (-99) e Usa (-610) vedono la bilancia commerciale manifatturiera pendere al contrario (dati Wto) ;

Podio 935 prodotti

Le imprese italiane sono tra le più competitive al mondo.
Su un totale di 5.117 prodotti (il massimo livello di disaggregazione statistica del commercio mondiale) nel 2012 l’Italia si è piazzata prima, seconda o terza al mondo per attivo commerciale con l’estero in ben 935 (dati Istat, Eurostat, Un Comtrade);

Quote di Export mondiale dei prodotti manifatturieri, 2012 VS 1999

L’Italia è tra i paesi avanzati che, nella globalizzazione, ha conservato maggiori quote di mercato mondiale.
Mantenendo, dopo l’irruzione della Cina e degli altri Brics, il 71% delle quote di export rispetto al 1999: come gli Usa, mentre il Giappone le ha viste ridotte al 67%, la Francia al 61%, la Gran Bretagna al 55% (dati Wto);

Tonnellate di CO2 e di rifiuti per milione di Euro prodotto

Il modello produttivo italiano è tra i più innovativi in campo ambientale.
Per ogni milione di euro prodotto dalla nostra economia emettiamo in atmosfera 104 tonnellate di CO2, la Spagna 110, il Regno Unito 130, la Germania 143. Siamo più efficienti anche nel campo dei rifiuti: con 41 tonnellate ogni milione di euro prodotto distanziamo di parecchio anche la Germania (65 t). Non solo, siamo campioni europei nell’industria del riciclo: a fronte di un avvio a recupero industriale di 163 milioni di tonnellate di rifiuti su scala europea, nel nostro Paese ne sono state recuperate 24,1 milioni di tonnellate, il valore assoluto più elevato tra tutti i paesi europei (in Germania ne sono state recuperate 22,4 milioni di tonnellate). Nulla da stupirsi dunque, se il sistema produttivo italiano è anche quello che guida la “riconversione verde” dell’occupazione europea: secondo l’Eurobarometro della Commissione UE entro la fine del 2014 il 51% delle PMI italiane avrà almeno un green job, una quota superiore a quella media europea (39%) e ben al di sopra di quella del Regno Unito (37%), della Francia (32%) e della Germania (29%; fonte: dati GreenItaly 2013);

Pernottamenti di turisti extraeuropei nell'Eurozona (2012)

L’Italia è, nell’eurozona, la meta preferita dei turisti extraeuropei.
Siamo il primo paese per pernottamenti di turisti extra Ue, con 54 milioni di notti. Siamo la meta preferita di paesi come la Cina, il Brasile, il Giappone, l’Australia, gli Usa e il Canada (dati Eurostat);

Andamento Fatturato manifatturiero (2012 = 100) - Mercato interno: OTT 2008 vs. NOV 2013; Mercato Estero NOV 2008 vs. OTT 2013

La zavorra del Pil italiano non è certo la competitività dell’industria, ma il crollo della domanda interna – la cui responsabilità va cercata, tanto in Italia quanto in Europa, in una interpretazione dogmatica dell’austerity.
Il fatturato interno dell’industria manifatturiera italiana ha perso il 15,9% rispetto al 2008, contro lo 0,3% della Germania e a fronte di una crescita del 4,6% in Francia. Mentre sui mercati esteri per dinamica del fatturato industriale abbiamo addirittura battuto la Germania: +16,5% contro +11,6% (dati Eurostat);

Crescita Debito Aggregato 2012 VS 1995 in percentuale del PIL

La crescita degli altri paesi non è fatta di sola competitività, ma anche di debito.
Un ruolo decisivo, infatti, lo ha avuto proprio l’aumento del debito: quello aggregato (pubblico e privato) dell’Italia è cresciuto del 61% rispetto al Pil tra il 1995 e il 2012, mentre quello francese cresceva dell’81%, quello britannico del 93%, quello spagnolo del 141% (dati Eurostat) ;

Quota Italiana del Debito Pubblico Eurozona

Dagli inizi degli anni ’90 ad oggi la "quota di mercato" dell’Italia nel debito pubblico totale dell’eurozona è costantemente calata: insomma, non siamo il malato d’Europa. Infatti il peso del nostro debito pubblico rispetto al totale del debito pubblico europeo è sceso dal 28,7% del 1995 al 22,1% del 2013 (dati Commissione Europea);

Debito aggregato, % del PIL. Dati 2012 per il debito privato, 2013 per quello pubblico

Considerando il debito aggregato (Stato, famiglie, imprese) l’Italia è uno dei paesi meno indebitati al mondo: quello italiano, nonostante crisi e austerity non siano state indolore nemmeno per le famiglie, pesa il 261% del Pil. Quello del Giappone il 412%, quello della Spagna il 305%, quello britannico il 284%, quello degli Stati Uniti il 264% (dati Banca d’Italia) ;

Avanzo Primario statale cumulato 1996 — 2013

Dal 1996 ad oggi l’Italia ha prodotto il più alto avanzo primario statale cumulato della storia: 591 miliardi di euro correnti, ben 220 miliardi in più della virtuosa Germania (dati Commissione Europea);

L'impatto di Internet su internazionalizzazione ed esportazione

Crediamo che tale considerazione possa essere letta ed utilmente integrata con un'altra "verità", che emerge con chiarezza dal report "Internet & Export: il ruolo del digital nell’internazionalizzazione delle PMI italiane", analisi indipendente - pubblicata da DOXA Digital - e volta a individuare l’attuale impatto di Internet sull’internazionalizzazione delle PMI italiane, con particolare focus sull’esportazione.

Nel report DOXA Digital si legge, che:

"Esiste una relazione diretta e positiva tra digitalizzazione, internazionalizzazione ed esportazione, sia per le imprese di piccole sia di medie dimensioni: le imprese italiane che hanno commercializzato i propri prodotti online oltre confine sono riuscite a compensare meglio la crisi o addirittura hanno ottenuto un incremento nel proprio fatturato."

In particolare:

  • al crescere del livello di maturità digitale, aumenta la percentuale di PMI che intrattengono rapporti internazionali, nonché la percentuale di imprese che fanno export;
  • la percentuale di piccole imprese digitalizzate che intrattengono relazioni con l’estero è quattro volte superiore alla percentuale di aziende non digitalizzate. Inoltre, al crescere del livello di maturità digitale, cresce la percentuale di piccole aziende che esportano. Non solo, le piccole imprese digitalmente avanzate (ovvero che sono dotate di un sito web aziendale, che vendono online attraverso l’e-commerce diretto e realizzano attività di digital marketing avanzate) dichiarano di realizzare – in media – il 24% del fatturato legato all’export attraverso il canale digitale.
  • la percentuale di medie imprese digitalizzate che hanno relazioni con l’estero cresce più del 50% rispetto a quelle non digitalizzate. Anche in questo caso, al crescere del livello di maturità digitale, cresce la percentuale di imprese che esportano. Infine, la percentuale di fatturato realizzata attraverso l’esportazione diretta su piattaforma di e-commerce è pari al 39%, segnale del potenziale insito nel web come canale incrementale per l’export.

Conclusioni

Dalla lettura incrociata dei dati pubblicati da Fondazione Symbola, Unioncamere e Fondazione Edison, da una parte, e da DOXA Digital, dall'altra, ci sembra che emergano (pur con qualche semplificazione) 4 elementi di grande interesse, per il nostro Paese, la nostra economia e le nostre Imprese:
  1. L'Italia è tutt'altro che un paese "spacciato": al contrario, mostra chiari segnali di reazione e la sua competitività è in miglioramento;
  2. Allo stato attuale, il problema più serio della nostra economia è la debolezza del Mercato Interno;
  3. Le Esportazioni e la credibilità del "Made in Italy", al contraio, vanno a gonfie vele e rappresentano la chiave di volta per ritrovare crescita e benessere;
  4. Un uso serio e competente di Internet, del Web Marketing e dell'e-Commerce può avere un impatto decisivo sui risultati di business verso l'estero, anche per le imprese di piccole dimensioni.
Non resta che sperare che i nostri governanti, imprenditori e manager ne traggano le debite conclusioni.

Fonte: Symbola - 10 verità sulla competitività italiana

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