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    Un sito internet deve produrre valore: non contano le visite, ma i RISULTATI. A questo serve il web marketing: a produrre risultati concreti e misurabili.

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    Fare un banale sito Internet e metterlo online… non vi serve a nulla. La sfida è realizzare un SITO CHE FUNZIONA, che genera business, che fa crescere la vostra Azienda.

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    “Fare SEO“, oggi, non significa più solo fare posizionamento organico, ma identificare e mettere in atto strategie efficienti che vi consentano di ottenere il MASSIMO RISULTATO CON IL MINOR INVESTIMENTO possibile.

Il D-Day del web marketing: 100% (not provided). Google oscura le keyword.

100% not provided (immagine da notprovidedcount.com) Fino alla fine di settembre 2013, una quota significativa delle analisi statistiche condotte su un sito si son basate sui dati relativi alle “keyword di ricerca": per ogni sito eravamo in grado di sapere non solo da quale Motore di Ricerca (Google, Bing, Yahoo, ecc.) arrivavano i visitatori, ma anche quali parole chiave avevano utilizzato.

Analizzando i dati di Web Analytics, inoltre, eravamo rapidamente in grado di sapere quali parole chiave davano risultati migliori in termini di conversioni, di permanenza sul sito, di numero di pagine viste e quali, invece, generavano visite di bassa qualità, intercettando utenti con scarsa propensione al contatto/acquisto. Sulla base di questi dati eravamo poi in grado di rivedere le strategie di ottimizzazione e posizionamento e le logiche di navigazione dei siti.

Per chiarezza, diciamo che questi dati non sono mai stati un serio rischio per la privacy del navigatore: infatti erano dati aggregati, con un livello di dettaglio sufficiente a fare analisi, ma del tutto insufficiente a dare un’identità e a conoscere azioni e preferenze di ogni visitatore.

Con l’andar del tempo, un numero sempre crescente di utenti ha iniziato a collegarsi a Google come utente loggato, ovvero come utente autenticato su uno qualunque dei molti servizi (Gmail, Calendar, Drive, ecc.) messi a disposizione da Google: le chiavi di ricerca utilizzate per le ricerche su Google da questi utenti sono sempre state oscurate per proteggere – così ha sempre sostenuto Google – la privacy dei suoi utenti. Nelle statistiche relative alle ricerche effettuate da questi utenti ha iniziato a comparire al posto delle keyword la dicitura “NOT PROVIDED (non fornito).

L’evoluzione della percentuale di “not provided” era seguita con attenzione dei web marketer seri di tutto il mondo, al punto che da tempo esistevano anche servizi di monitoraggio dedicati proprio a quest’unico aspetto (es. www.notprovidedcount.com): nel corso del 2012 e del 2013 la percentuale di “not provided” (ovvero di keyword di ricerca oscurate) è cresciuta in modo abbastanza regolare, ma le parole chiave visibili rimanenti erano comunque sufficienti per ricavare dati statisticamente rilevanti.

Il D-Day del web marketing: cosa è cambiato in Google?

Dal 25 settembre 2013, la quasi totalità dei dati relativi alle keyword di ricerca è stata “oscurata” da Google. Nessun sistema statistico – non solo Google Analytics – è più in grado di tracciare questo dato.

Tutte le visite provenienti da ricerche effettuate su Google, di conseguenza, riportano la dicitura not provided.

Perché Google ha fatto questa scelta?

Ufficialmente la scelta di Google è legata alla necessità di “tutelare maggiormente la privacy degli utenti”, ma la motivazione è debole, perché su Adwords – che, lo ricordiamo, è a pagamento – i dati ci sono ancora tutti.

Vi sono almeno due spiegazioni possibili:

  • Secondo alcuni, a breve potrebbe cambiare la licenza d’uso di Google Analytics (il tool di tracciamento ed analisi statistica più utilizzato per il monitoraggio dei siti), affiancando al servizio interamente free una versione a pagamento che consenta di nuovo di accedere a tutti i dati, keyword incluse.
  • Secondo altri, Google avrebbe deciso di fare questa scelta per “forzare la mano” verso AdWords, ovvero per costringerci tutti a fare un uso più intensivo del suo – già incredibilmente redditizio – strumento di pubblicità a pagamento (strumento nel quale, lo ripetiamo, le keyword restano pienamente visibili).

Le due teorie, in realtà, non si escludono a vicenda. Qualora Google decida di rilasciare davvero una versione “Premium” di Analytics che consenta di vedere di nuovo tutti i dati, non è detto che tutti decidano di pagare il nuovo canone. Tutto dipenderà dalla politica di prezzo adottata: qualora Google scegliesse di applicare un canone di fascia intermedia, per molti potrebbe risultare più interessante e conveniente utilizzare comunque AdWords, per ricavare certi dati.

Esistono poi altre possibili spiegazioni, che richiamano scenari molto più articolati e di lungo respiro, che - per ora – hanno senso solo per gli addetti ai lavori: ci torneremo, se sarà necessario, al momento opportuno.

La situazione italiana è uguale a quella del resto del mondo?

Sì e no.

100% not provided - Esempio di dati oggi disponibiliDiversamente da quanto successo in passato per molte altre novità introdotte da Google, stavolta la decisione è stata estesa immediatamente a tutto il mondo: anche in Italia, dunque, Google ha oscurato le keyword.

Lo scenario italiano, tuttavia, è molto più complicato rispetto al resto del mondo. In molti Paesi, infatti, il traffico generato da Google non supera – di norma – i tre quarti del traffico totale generato dai Motori di Ricerca; di conseguenza, ai web marketer di tutto il mondo restano, per le loro ananlisi, i dati relativi alle keyword di ricerca di una quota non trascurabile di visite.

In Italia, al contrario, quasi il 90% del traffico generato dai Motori di Ricerca proviene da Google: il che significa che a chi fa web marketing in Italia restano i dati relativi ad un misero 10% del traffico. Troppo poco per poterli utilizzare come unica fonte di informazioni.

Cosa è cambiato per chi fa seriamente Web Marketing / SEO?

Dalla fine di settembre 2013 siamo diventati, in un certo senso, “ciechi da un occhio.

Qualcuno, tanto per cambiare, si è immediatamente affrettato a profetizzare – più o meno per la trecentoventisettesima volta – la “morte del web marketing e della SEO”, qualcun altro è semplicemente piombato nel panico. Chi fa SEO e Web Marketing sul serio, invece, si è limitato ad imprecare un po’, rassegnandosi a fare un bel po’ di fatica in più: perché di strumenti e metodi utilizzabili ce ne sono altri.

Bisognerà essere più bravi, avere maggiori competenze e impiegare più tempo, per ottenere dati di utilità comparabile a quelli che avevamo in precedenza, perché sarà necessario “incrociare” tra loro dati provenienti da diverse fonti, come ad esempio:

  • i Google Webmaster Tools
  • le Campagne Adwords
  • i ranking di posizionamento
  • le pagine di destinazione
  • gli altri Motori di Ricerca, che non hanno oscurato i dati relativi alle keyword (anche se si tratta di dati scarsamente attendibili, per scarsità relativa);

Cosa è cambiato per chi NON fa seriamente Web Marketing / SEO?

Per ora, probabilmente, nulla: la cosa più verosimile è che ancora non se ne siano nemmeno accorti.
Magari - tra un annetto o giù di lì - aggiorneremo questa sezione!

Cosa cambia per i Clienti?

Se “fare SEO” è diventato significativamente più difficile, sarà giocoforza necessario rivolgersi a web marketer realmente competenti ed investire risorse adeguate.

  • Chi ha già avuto la lungimiranza (o la fortuna) di affidarsi a qualcuno che il web marketing lo fa sul serio, non avrà grossi problemi: tuttavia noterà qualche differenza nelle logiche utilizzate per raccogliere e presentare i dati e, verosimilmente, dovrà rassegnarsi a spendere un po’ di più.
  • Chi, al contrario, è attualmente seguito dal classico smanettone o dalla solita dozzinale fabbrica di contratti di posizionamento (di quelle che vendono le “parole chiave un tanto al chilo”, per capirci), dovrà per forza rivolgersi a qualcuno di un po’ più competente. E questo è un bene: quando sarà affiancato da web marketer bravi davvero, infatti, scoprirà un intero mondo di competenze, suggerimenti ed opportunità concrete della cui esistenza - prima – non aveva nemmeno mai sospettato. Alla fine, di fatto, quando andrà a tirare le somme tra quanto avrà investito e quanto avrà ricavato, scoprirà di averci guadagnato. Parecchio.

Ma allora Google ha fatto bene ad oscurare le keyword?

Diciamo con chiarezza che qui entriamo nell’ambito delle “opinioni”.

A noi pare che la motivazione addotta da Google per la sua decisione faccia acqua da tutte le parti: nei dati che sono stati oscurati non vedevamo alcun serio rischio per la privacy degli utenti. E comunque, anche prendendo per buona tale motivazione, non capiamo allora come mai Google non senta il bisogno di fare una scelta analoga anche per AdWords: in fondo, l’unica vera differenza, è che per i dati di AdWords si paga.

La tutela della privacy degli utenti, secondo noi, è solo una scusa: resta però da capire cosa abbia davvero spinto Google a prendere tale decisione. E per esprimere un giudizio dovremo aspettare qualche tempo.

Quello che è certo è che, da oggi, tutti i web marketer/SEO del mondo hanno improvvisamente un inedito motivo di interesse ad incrementare il traffico generato da altri Motori, in modo da incrementare il valore statistico dei dati da essi resi disponibili. Il che significa che, dalla sera alla mattina, migliaia di professionisti del web marketing in tutto il mondo spingeranno per favorire, in particolare, Bing. Se riusciranno a spostare volumi significativi di traffico, al momento, non è dato saperlo.
Certo è improbabile, perché la posizione dominante di Google oggi è davvero schiacciante… ma non si può mai sapere: in fondo, checché ne pensino a Mountain View, son stati propri quei web marketer a dare l’impulso decisivo alla crescita di AdWords che tanta soddisfazione ha dato alle casse di Google.

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